Pubblicato il: domenica 30 Agosto, 2020
Il Comitato promotore continua la battaglia

RANDAZZO – Zone Franche Montane:sbloccare l’iter del Disegno di Legge a Roma

Verso una fiscalità che aiuti lo sviluppo

«Una iniziativa che parte dal basso che mi fa dire che vale.  L’istituzione delle zone franche montane in Sicilia è uno strumento consono per dare una risposta a questi territori che tendono a spopolarsi. Ma non basta a valorizzare queste aree che raccontano un passato greco, è necessario che le comunità tornino a vivere.  Servono ambizioni, progetti comuni per far ripartire la crescita di questi territori con enormi potenzialità inespresse, accanto a efficienza e collaborazione. Mi impegno, nel rispetto delle procedure e delle competenze assegnateci, a portare avanti il Disegno di Legge voto approvato dall’Assemblea Regionale Siciliana, ma è necessario che ognuno di voi faccia la propria parte: avviare un progetto di vita comune». Lo ha detto il sen. Luciano D’Alfonso, presidente della Commissione Finanze e Tesoro del Senato, di fronte ad una folta rappresentanza dei 132 sindaci dei Comuni montani, ai presidenti dei Parchi dell’Etna, Nebrodi, Madonie e Alcantara e alle organizzazioni datoriali e sindacali, a conclusione del tavolo  operativo  promosso dal Comitato pro ZFM in Sicilia, svoltosi ieri nella sala conferenze del  centro polifunzionale di via Cairoli a Randazzo, alle falde dell’Etna, sul tema “Zone Franche in Sicilia & Diritto di Residenza”,  con la partecipazione della senatrice  Tiziana Drago  componente della Commissione Finanza e Tesoro del Senato e del vicepresidente dell’Ars  Angela Foti.
Ad aprire i lavori, moderati da Alberto Cicero, caposervizio del quotidiano La Sicilia – che ha saputo mantenere alta l’attenzione dei presenti in sala sui temi trattati – i  saluti istituzionali del sindaco di Randazzo Francesco Sgroi, del delegato  Anci Sicilia  ZFM Antonio Rini, la cui presenza è stata fortemente voluta  dal presidente Leoluca Orlando presidente di Anci Sicilia e sindaco della città metropolitana di Palermo, del  presidente dell’Asael  Matteo Cocchiara, del  presidente della  BCC La Riscossa di Regalbuto, Arturo La Vignera e di Vincenzo Lapunzina , coordinatore  comitato regionale  pro zone franche montane,  che si batte da anni, insieme al comitato,  a  cui aderiscono i sindaci dei Comuni delle “terre alte” dell’isola, affinché  questi paesaggi tornino a vivere.
«Nelle prossime settimane – ha detto a nome del comitato – ritorneremo in piazza, in una località del centro dell’isola, per non lasciare da sola la deputazione nazionale di Camera e Senato, impegnata nella definizione dell’iter delle zone franche montane. Non possiamo più perdere tempo e non permetteremo a nessuno di mangiarsi il futuro dei nostri figli per nutrire il presente. La presenza oggi del sen. Luciano D’Alfonso, un uomo abruzzese, amico della Sicilia, della senatrice Tiziano Drago, che non ha mai fatto mancare il proprio supporto alle nostre iniziative, e del vicepresidente dell’Ars Angela Foti, profondamente convinta delle nostre battaglie, insieme ad altre autorevoli presenze, ci motiva ancor di più ad andare avanti».
Per il cultore  dello Statuto autonomistico Riccardo Compagnino: «Le zfm inserite nel contesto della regione siciliana può costituire l’avvio della stagione politica della certezza nei rapporto finanziari con lo Stato recuperando recenti disposizioni legislative che hanno violato lo Statuto siciliano».
Di sviluppo economico e  incremento demografico  ha parlato invece la senatrice Tiziana Drago: « Un Fenomeno, quello della denatalità – ha spiegato – legato ad un problema di tipo “sistemico”, in primis dovuto  alla mancanza di politiche familiari, alle quali si associano altri ambiti d’azione politica, tra cui quello delle infrastrutture. I disegni di legge da me presentati per stimolare l’aumento demografico e sopperire alla carenza di welfare familiare ben si sposano con le esigenze dei borghi montani che da tempo soffrono lo spopolamento urbano, tema che rientra tra i prerequisiti   di individuazione delle zone franche montane».
Per la vicepresidente dell’Ars Angela Foti, a conclusione dei lavori: «In sede di Parlamento  regionale c’è stato un fortissimo impegno nei tempi utili affinché una volta  inviata a Roma avvenisse la trattazione. Non è un segreto che il processo di spopolamento della Sicilia trovi proprio nelle zone montane il peggior dei record. Questo tema non può che essere centrale nell’agenda politica della Regione siciliana e del governo». Tutti  concordi negli interventi, che le zone franche montane sono “una straordinaria opportunità economica di sviluppo per le “terre alte” di Sicilia, che andrebbe integrata e partecipata con infrastrutture, servizi e altri strumenti economici, finalizzati allo sviluppo dei territori”.

Fin qui abbiamo riportato la cronaca ufficiale del convegno di sabato, ma che vogliamo arricchire con qualche riflessione nostra. Sfugge a molti che la Sicilia è sopratutto montagna e non solo ” mare” come invece risulta nell’immaginario collettivo, cosa che però non dovrebbe sfuggire almeno ai parlamentari nazionali. Ricordiamo i tanti piccolissimi comuni dei Nebrodi e delle Madonie, ad esempio, molti dei quali sotto i mille abitanti. Certo tanti Comuni, ma al convegno di fatto non erano molti i sindaci presenti, così come assenti i deputati del comprensorio. Presenti invece diversi sindaci dei Borghi più Belli d’Italia in Sicilia, con in testa il coordinatore regionale Salvatore Bartolotta, che da tempo portano avanti anche loro questa battaglia. La situazione si è fermata a Roma, ancora una volta, chissà perché, anche tra quei partiti, da Destra a Sinistra, che rivendicano attenzioni per la Sicilia e per il Sud. Lo stesso cultore  dello Statuto autonomistico Riccardo Compagnino nel suo intervento, preciso, puntuale, circostanziato, del resto ha fatto notare che quanto si chiede oggi con l’istituzione delle Zone Franche Montane in realtà è già previsto dallo Statuto ma anche da norme europee, con altri strumenti e opportunità. Il convegno riaccende i riflettori su questa battaglia per le ZFM, adesso sta alla classe politica dare finalmente risposte, sopratutto perché con l’emergenza per il coronavirus e la crisi economica attuale occorrono tempi più celeri nelle decisioni di dare risposte concrete ai territori e alle comunità. Certo ha fatto bene il sen. Luciano D’Alfonso a precisare che le ZFM sono uno strumento, una opportunità, ma occorre tutt’intorno creare le condizioni per uno sviluppo reale dei territori, a partire dalla infrastrutture, ma anche attraverso dei progetti concreti di sviluppo delle comunità, insomma ok alle agevolazioni ma contestualmente idee chiare e progetti precisi

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