Pubblicato il: lunedì 31 Dicembre, 2018

BARCELLONA P.G. (Me) – Nel ricordo di Beppe Alfano ucciso l’8 gennaio del 1993

Il prossimo 8 Gennaio ricorre il 26° anniversario dell’uccisione del giornalista Beppe Alfano. L’ Amministrazione comunale ha  organizzato  una cerimonia commemorativa che seguirà il seguente
programma:
ore 10,30- Ritrovo delle autorita’ in Via Marconi, presso la lapide
dedicata al giornalista ucciso. Seguirà saluto istituzionale, momento di preghiera e deposizione di una corona di fiori.
Ecco come racconta Beppe Alfano la pagina a lui dedicata sul sito del Ministero dell’Interno dalla quale abbiamo tratto pure la foto qui pubblicata : “Fu ucciso la notte dell’8 gennaio 1993. Le sue inchieste avevano delineato gli intrecci tra mafia, imprenditoria e politica a Barcellona Pozzo del Gotto e nel messinese, disegnando anche l’organigramma delle cosche

La notte dell’8 gennaio 1993 Giuseppe Alfano, un giornalista d’inchiesta, fu colpito da tre proiettili calibro 22 mentre era fermo alla guida della sua Renault 9 amaranto in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto (Me). Era quasi arrivato a casa, a cento metri di distanza nella vicina via Trento.

Giuseppe Aldo Felice Alfano detto Beppe dopo un’esperienza lavorativa vicino Trento come insegnante di educazione tecnica alle scuole medie, era tornato in Sicilia nel 1976. In gioventù  la sua grande passione fu il giornalismo. Nell sua terra d’origine cominciò così a collaborare con alcune radio provinciali, con l’emittente locale Radio Tele Mediterranea e fu corrispondente de “La Sicilia” di Catania. Divenne il “motore giornalistico” di due televisioni locali della zona di Barcellona Pozzo di Gotto, Canale 10 e poi Tele News, questa ultima di proprietà di Antonino Mazza, anch’egli ucciso dalla mafia.

La sua attività giornalistica era rivolta soprattutto agli uomini d’affari, mafiosi latitanti, politici e amministratori locali e massoneria. Le sue inchieste sul quotidiano La Sicilia avevano rivelato gli intrecci tra mafia, imprenditoria e politica. Probabilmente era arrivato molto vicino a scoprire che il boss catanese Nitto Santapaola proprio a Barcellona Pozzo di Gotto aveva la sua rete di protezione. 

Alla sua morte seguì un lungo processo, tuttora non concluso, che condannò un boss locale, Giuseppe Gullotti, per aver organizzato l’omicidio, lasciando ancora ignoti i veri mandanti. Alfano era un uomo incorruttibile, un giornalista d’inchiesta con il fiuto e l’esperienza del poliziotto, l’intuito del magistrato e la passione per la ricerca della verità. Disegnò anche l’organigramma delle cosche di Barcellona e del messinese, importante traccia che venne usata anche dagli inquirenti nel contrasto alle cosche emergenti degli anni ’90, era considerato, insomma, un giornalista che non si poteva né comprare né intimidire, poteva essere solo eliminato. Il suo delitto ricorda in parte quello di Giuseppe Fava avvenuto il 5 gennaio di nove anni prima.  (Fonte :http://www.interno.gov.it)

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