Pubblicato il: lunedì 13 Luglio, 2015

Turismo culturale in crescita, al Sud va bene Sicilia, Campania e Puglia

taormina_teatro_grecoIn un generale andamento positivo per il turismo mondiale, +4,7% gli arrivi internazionali, l’Italia cresce ama ad un ritmo inferiore rispetto ai principali competitor: l’incremento dei viaggiatori stranieri nel nostro Paese è stato, infatti, del 2,2%, la metà della crescita turistica in Europa pari al 4,5%. Ma, quello che appare chiaro è che il nostro Paese non coglie ancora appieno le possibilità attrattive e di sviluppo, anche turistico, offerte dall’incomparabile ricchezza paesaggistica e culturale del territorio, in particolare nelle regioni del Sud. Basta pensare che nel Mezzogiorno che possiede il 25% del patrimonio culturale nazionale arriva appena l’8,3% degli stranieri che visitano il nostro Paese. In termini assoluti nel 2014 sono stati 8,4 milioni, meno di quanti ne siano arrivati nella sola Toscana, 8,6 milioni. Gli arrivi turistici sono, peraltro, fortemente concentrati: l’80%, vale a dire 6,7 milioni, interessano Campania, Puglia e Sicilia. In questo contesto il settore più vivace è quello del turismo culturale. I flussi turistici nelle città d’arte incidono sul totale delle destinazioni turistiche per il 36% in termini di arrivi e per il 27% come presenze, con un trend di crescita costante negli anni e con una performance che è la migliore tra i diversi segmenti turistici. Nel 2014, prima dell’apertura dell’Expo, gli arrivi internazionali sono aumentati del +2,2% (totale 102.384.000), ovvero solo la metà della crescita turistica in Europa, pari al 4,5%, e a fronte di una crescita mondiale del 4,7% (+29% dal 2009). Gli arrivi sono concentrati soprattutto al Nord (64% arrivi e 52% spesa), seguito dalle mete del centro Italia (20% arrivi e 31% spesa). Il Mezzogiorno migliora, ma, pur possedendo il 25% del patrimonio culturale nazionale, resta ancora indietro, arrivando ad attrarre appena l’8,3% degli stranieri in visita in Italia. In termini assoluti nel 2014 sono stati 8,4 milioni i viaggiatori al Sud e nelle isole, con una crescita dell’8,3% che è la più alta tra le macroaree. Sicilia e Basilicata sono addirittura le regioni d’Italia cresciute di più in quanto a viaggiatori stranieri a destinazione (+35,9% e +35,4%) seguite da Molise e Val d’Aosta (+18,2% e +17%).    Ma in numeri assoluti i turisti in tutto il Sud nel 2014 sono comunque meno di quanti ne siano arrivati nella sola Toscana, 8,6 milioni. E gli arrivi sono fortemente concentrati:  l’80%, vale a dire 6,7 milioni, interessano solo Campania, Puglia e Sicilia(con città come Taormina, Siracusa, Selinunte). Punta di diamante, Matera che, dice Grossi, “negli ultimi tre anni ha visto crescere i visitatori del 55% in virtù della candidatura a capitale europea della cultura”.  Anche in generale, il settore più vivace è quello del turismo culturale. I flussi nelle città d’arte incidono sul totale delle destinazioni per il 36% in termini di arrivi e per il 27% come presenze, con un trend di crescita costante negli anni e una performance che è la migliore tra i diversi segmenti turistici. Un risultato ancora più evidente sul lungo periodo: dal 2009 al 2013 gli arrivi nelle città d’arte sono aumentati del 14,4% (presenze + 10,8%), contro il +2,9% delle località marine e il +5,2% di quelle montane. E i turisti culturali sono anche quelli che spendono di più: 12,5 miliardi di euro nel 2014 (con una media di 131 euro a persona), ovvero il 5,6% in più dell’anno precedente.   “Il turismo in Italia – commenta Grossi – necessita di una politica unitaria e va definitivamente risolto il problema della promozione dell’Italia all’estero agendo sull’eccessiva frammentazione dei soggetti con il compito di valorizzare il nostro territorio all’estero. Chiediamo anche – aggiunge – che per i siti Unesco l’investimento in cultura da parte dei comuni siano fuori dal patto di stabilità. In fondo, i siti interessati sono solo 51 in Italia. Bisogna rivedere la legge e creare una normativa ad hoc”. Soprattutto, gli fa eco il ministro Franceschini, “dobbiamo uscire dal paradosso che solo il 15% del turismo internazionale va sotto Roma, con le bellezze che ci sono, da Pompei alla Sicilia”.

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