Pubblicato il: martedì 28 novembre, 2017
al Cine Teatro Eliseo di Santa Venerina

Durante il Premio Maria Grazia Cutuli la toccante ballata del cantastorie Luigi Di Pino

In una gigantografia la storia di Maria Grazia Cutuli

Emozioni in musica, immagini e parole. Si può sintetizzare così l’esibizione del cantastorie Luigi Di Pino al Cine Teatro Eliseo di Santa Venerina nel corso della cerimonia di premiazione della tredicesima edizione del Premio Internazionale di Giornalismo intitolato a Maria Grazia Cutuli, l’inviata del Corriere della Sera uccisa in Afghanistan nel 2001.

Il testo, 21 sestine in endecasillabi collegate tra loro da rima baciata e con interventi declamati volutamente fuori metrica, ha ripercorso la vita della giornalista etnea, dall’infanzia ai primi passi mossi nel mondo del giornalismo, dal contratto con il Corriere della Sera alla tragica scomparsa. E poi ancora il dolore dei genitori e l’inchiesta per far luce sulla barbara uccisione.

Un’idea nata dieci anni fa e concretizzatasi in occasione della XIII edizione del Premio. Un’esperienza particolarmente toccante per Luigi Di Pino. “Non avevo ancora composto una storia, né realizzato un cartello, su un fatto di cronaca così recente – spiega l’artista – La storia di Maria Grazia Cutuli mi aveva colpito all’epoca dei fatti e quindi mentre la scrivevo mi sono immedesimato molto sia in lei, mentre viveva quei drammatici momenti, sia nei genitori all’arrivo della tragica notizia. Hanno vissuto quel dolore con grande dignità – prosegue Luigi Di Pino – e nel corso degli anni hanno portato avanti il nome della figlia, facendone un seme per le future generazioni di giornalisti e non solo”.

Oltre al testo ed alla musica, Di Pino ha realizzato anche un cartello di 11 quadri, delle dimensioni di 2 x 1,60 metri, nel quale l’artista ha ricostruito anche visivamente la storia di Maria Grazia Cutuli. Le immagini hanno fatto da sfondo ad una ballata coinvolgente, nel tipico stile del cantastorie Luigi Di Pino, capace di dosare sapientemente le due grandi “scuole” dei cantastorie siciliani, quella di Orazio Strano e quella di Ciccio Busacca. Il risultato è stato ampiamente apprezzato dal pubblico presente in sala, che ha omaggiato l’artista con scroscianti applausi.

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